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29 febbraio 2019

Dopo l’ultima rievocazione di ieri notte, manifestatasi al culmine di un’ubriacatura da Pinot Nero, prima di crollare per il troppo alcol ingurgitato ho preso un appunto che, appena sveglio, ho letto con angoscia: “Cora è il nono vento.”

Come mai questa variazione? Cos’è cambiato? Ho forse sbagliato qualcosa? La prospettiva di dover ripartire da zero, di dover resettare l’interpretazione sulla base di questo nuovo e indesiderato elemento, mi devasta psicologicamente.

A sconvolgermi sul serio, però, non è tanto questo, quanto, piuttosto, che ai residui oscuri del ricordo che sto cercando di recuperare si sia aggiunto qualcosa soltanto adesso – dopo quasi un anno di apparente stabilità, – e che, soprattutto, questa simpaticissima novità riguardi proprio la mia amica Cora, che avevo già deciso di escludere dall’indagine.

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Il sogno si ripeteva sempre identico a se stesso; non importava quando, né in quali circostanze, durante quali dormite si verificasse.

Iniziava con un temporale sul mare: il vento fortissimo che aizzava l’acqua, frantumandola in maestose onde argentine.

Thomas, che si trovava sulla cima di una scogliera nera, osservava ora l’entroterra, ora l’acqua, spostando lo sguardo da uno all’altra a ogni variazione del vento – voleva accertarsi che le due anime del mondo restassero in equilibrio.

Il vento, a un certo punto del sogno, cessava di soffiare. Senza, però, che il mare si calmasse. Anzi, nonostante l’assenza di vento, le onde, in questa fase del sogno, diventavano più aggressive, fino a divorare Thomas.

Il risveglio era sempre caratterizzato da un misto omogeneo di calma e paura. Oltre che dalla certezza, la sola di tutto il sogno, che la scogliera avesse una fine, un orizzonte che la tempesta, purtroppo, rendeva irraggiungibile.

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– Vedi – disse Thomas all’amica, – è come, se nella mia testa, vigesse un divieto di intendimento che i pensieri, anche i più temerari, non sanno violare. La scogliera, in questa nebbia, è l’unico elemento che riconosco. Mi chiedo, delle volte, se la mia mente voglia davvero superarlo, quel limite. E il fatto che il Totem, finora, non mi sia stato di aiuto, penso dica più su di me che sul suo funzionamento, sulla sua capacità di stimolare epifanie.

I due amici, varcata l’uscita del parco, si salutarono con un abbraccio un po’ freddo. Cora montò in sella alla sua Ducati, mentre Thomas, che abitava lì vicino, si avviò a piedi verso casa.

Circa a metà strada, Thomas alzò lo sguardo verso il Totem e sospirò, scoraggiato dall’ennesima chiacchierata con Cora uguale alla precedente: molta analisi, poco cuore.

una straordinaria luminosità

Il nome del guardiano è Girra. E si racconta che abbia mangiato Suo fratello Gibil, prima di diventare Girra.

Girra è fuoco, il falò è Girra.

Beh voh tah mo en tah beh geh sah bah bah loh en

Un’altra falsa Nuska – dice, frustrato, il falò. – Il tuo vero nome, strega, ha i giorni contati… I tuoi giochetti hanno le gambe corte!

Di Inana non rimane nulla, a parte un leggerissimo odore di carne bruciata. La sua richiesta, così piena di amore per la Tempesta, così piena di amore, è per me carburante.

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Primo pomeriggio. Thomas e la sua amica di lunga data Cora passeggiavano insieme tra le querce di Villa Diana.

Un bambino, che correva e impugnava una Nintendo Switch Lite, tagliò loro la strada, inciampò su se stesso e cadde a terra.

– La scogliera – disse Cora. – È apparsa in tutte le rievocazioni, no?

Thomas annuì.

Cora aiutò il bambino ad alzarsi, mentre Thomas raccolse da terra la Switch Lite, che poi rese al suo giovane possessore, il quale, mormorato un “grazie”, si rimise subito a correre.

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Il totem cittadino, sia chiaro, restituiva sempre qualcosa.

Il problema del Totem non era, dunque, la sua capacità di essere ciò che era, ma, piuttosto, quel qualcosa, che nel caso di Thomas aggiungeva foschia alla foschia, soprattutto se l’argomento era quel ricordo così inafferrabile, ormai sempre più chimera.

Non so

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Sono ciò che sono, ma anche ciò che penso di essere.

La rievocazione di quel particolare ricordo (forse rimosso; forse, chissà, solo immaginato) era per Thomas un’ossessione, invece, fin troppo concreta.

Il che era quantomeno bizzarro, considerando, innanzitutto, la fosca cortina di indeterminatezza che avvolgeva l’intera recherche.